31 dicembre 2030
Oggi è l’ultimo giorno…dopodiché il mondo finirà., o meglio inizierà a finire, le città verranno rinchiuse sotto della grandi cupole di plexiglass. chi ci vivrà dentro avrà una autonomia di vita di Vent’anni esatti, dopodiché sarà come veder morire una pianta. semplice, conciso e freddo questo c’era scritto nella lettera del governo.
È stata l’unica soluzione sensata che gli scienziati hanno potuto e forse voluto partorire.
Mi mancherà questo mondo pesto e scartavetrato e tutto questo schifo che gli gira attorno.
Mi mancherà il sole che sorge tra le nuvole e io che tento di prenderlo, perché sono troppo ubriaco e mi mancherà Judith. quando l’aria finirà e tutti ci faremo prendere dal panico più violento e assoluto anche se sarà inutile e assolutamente poco sensato, ma sarà l’unica cosa da fare in quel momento quel momento che precederà l’attimo in cui soffocheremo tutti.
Adesso sono qui seduto su una poltroncina di pelle rossa, cosi piccola che quasi non ci sto, c’è Judith, lei è la più grande dannazione che ho mai avuto, il danno più grande che mi sia mai capitato eppure è li tutta sporca di colore mentre dipinge un lenzuolo gigantesco con la sua canottiera bianca e i suoi jeans consumati . cosi bella dentro questo mondo cosi grigio. è meraviglioso guardarla in questo momento con la faccia sporca di giallo e blu, incorniciata dentro quei capelli da leonessa dai mille riflessi, mentre sto qui a scrivere dei pensieri che poi butterò via.
il sole è timido ed entra dalle imposte serrate con delle assi di legno, perché il panico è già arrivato e la gente corre via dalla città ignorando che la prossima città avrà lo stesso trattamento.
E già adesso ho dei ricordi che mi ritornano alla mente, e in ogni ricordo c’è lei , non c’è musica, ma lei si con tutti i suoi colori e i suoi “mi dispiace” la sua distrazione e la sua spasmodica voglia di sapere tutto quanto del mondo e dei suoi abitanti.
Suonano le sirene, e l’urlo della folla si fa terribile e inquietante, il virus è quasi nell’aria e la cupola ci salverà mentre tutto quanto morirà piante,batteri, stelle fiumi e oceani, tutto quanto imputridirà e noi saremo sotto la cupola a goderci lo spettacolo aspettando la nostra inevitabile fine come un pesce rosso in una boccia di vetro.
dovremmo essere sollevati e persino grati alle grandi menti che ci daranno un posto in prima fila sulla devastazione e sulla catastrofe, ma curiosamente molti hanno già scelto di aspettare la nube tossica fuori dalla cupola stretti dentro le loro giacche, alcuni si portano fuori dal perimetro a respirare l’aria marcia pur di non guardare tutto quanto finire in un attimo preferiscono finire insieme al mondo.
Aspettare per vent’anni la morte o corrergli incontro. è un dilemma,un dubbio che ti rode e mi giro a guardare la mia casa con tutti quei libri sul pavimento e il disordine mentre Judith continua a macchiarsi di colore e canticchiare una vecchia canzone Soul, tutto il resto fuori si ingrigisce. il rumore di elicotteri si fa insopportabile ma lei non se ne cura e come se non le importasse i suoi occhi sono solo per il suo quadro, la sua arte la divora.
31 dicembre 2050
È incredibile come voli il tempo a volte. è incredibile come tutto quanto cambi e passi mentre noi riusciamo spesso a restare inermi a guardare tutto quanto girare vorticosamente come impazzito ho trovato il vecchio diario che scarabocchiavo seduto su questa stessa poltrona, parlavo di Judith.
E adesso lei nemmeno c’è più e i vent’anni sono quasi già passati in un soffio, lei si è lasciata morire. dentro la cupola si era spenta ma non si era ingrigita ha fatto uscire un po’ di rosso dalle sue braccia ed è corsa via lontano, io non ho avuto il coraggio di seguirla e sono rimasto seduto.
Il sole non spunta più dalle nuvole , non ci sono nemmeno più le nuvole, le luci al neon ci dicono di svegliarci le medesime luci al neon ci dicono che è ora di dormire, fuori dal plexiglass c’è un alito di morte incredibilmente pesante e gassoso e poi nient’altro, comunichiamo con le altre città e le altre case tramite internet, ci conosciamo parliamo a volte piangiamo guardandoci attraverso lo schermo, ma siamo sempre di meno.
La nostra data di scadenza si avvicina ogni giorno di più ad ogni capodanno c’è sempre meno da festeggiare e c’è sempre meno da bere e meno gente con cui parlare.
Non ci odiamo nemmeno più non ne abbiamo la forza, sappiamo solo ricordare. Ricordare il sole o il mare alcuni giurano che il mare ce lo siamo soltanto immaginati, ma io mi ricordo che c’era esisteva e mi dava un senso di calma guardarlo, si me lo ricordo e mi ricordo l’odore della pioggia e la terra bagnata.
Questa che stringo è l’ultima bottiglia questo foglio è l’ultimo foglio sembra ieri che il mondo iniziava a finire e adesso è quasi finito.
Adesso Sono le 23: 55 del 31 dicembre 2050, abbiamo esattamente cinque minuti d’aria, Judith mi manca ed è incredibile quanto mi manca quando guardo il suo quadro e me la immagino illuminata dal sole che esplode ,lei in punta di piedi, dentro al suo sorriso con quel suo vestitino nero di seta e la sua tazza di the alla menta.
La televisione dice che mancano quattro minuti allo spegnimento delle ventole i Neon iniziano a spegnersi ne avverto il rumore, i palazzi grigi si abbandonano alle tenebre le macchine parcheggiate male e abbandonate finalmente riposano, qualche luce di qualche finestra lontana si spegne, il tizio di fronte a me fa un cenno di saluto io rispondo e mi prendo l’ultimo sorso dall’ultima bottiglia, il foglio sta per finire.
Il presentatore ingrigito e polveroso dice che adesso mancano tre minuti, l’aria si fa pesante meglio non farci caso, sono rimasto seduto quella volta in cui Judith se ne andò senza nemmeno salutarmi forse piansi talmente tanto da essermi dimenticato come si faceva a vivere e come si faceva a morire, sono rimasto seduto ad aspettare qualcosa.
Sono sempre stato un tipo coraggioso è la paura che mi ha sempre bloccato..
Il cuore mi batte forte adesso il panico eccolo che arriva mancano due minuti e vorrei tanto morire adesso…
Un neon dopo l’altro e siamo già dentro al buio più completo e assoluto sento quasi i respiri degli altri sento singhiozzare e piangere disperatamente sento anche ridere.
Un minuto e adesso non sento quasi più niente voglio anticipare il tempo e la fine non voglio aspettare non stavolta con la poca aria che mi è rimasta mi dirigo alla finestra a stento la raggiungo e decido di volare giù, decido di finire la mia vita volando…
Pochi secondi di volo dal 67° piano ci vogliono pochi secondi per scendere giù ma sembrano interminabili per una volta io ed il tempo siamo andati d’accordo l’aria finisce l’ultimo minuto,dell’ultimo giorno del mondo è passato e io sono ancora vivo e sto volando giù piano dopo piano dopo piano sono ancora vivo sarò l’ultimo ad andarmene il mondo è già finito e io sto ancora volando per la prima volta dopo vent’anni forse ho sorriso…
22/03/11
complimenti! …mi è piaciuto
goccioliidicera
Grazie !!!!
ne sono felice
…e benatterrato pure tu su questo pianeta
Il finale che mi è sempre mancato. Grazie.